Caro Paolini,
mi sentirei di chiamarti Marco avendoti visto in diversi spettacoli ma senza conoscerti di persona non vorrei sembrarti offensivo.
Ho visto il tuo spettacolo su La7 il primo dell'anno e ho letto la lettera sul giornale il giorno successivo. Non ti nascondo che sono rimasto perplesso non tanto per la tua interpretazione sempre magistrale ma per un'eccessivo qualunquismo e superficialità che non mi sarei aspettato da te. Certo, capisco che cavalcare l'onda del razzismo fa aumentare l'audience, sopratutto in questo momento in cui tutti si dichiarano "figli" di Obama. Ma non ti sembra di aver giudicato con eccessiva fretta? Hai contattato il capotreno? Hai ascoltato anche le sue motivazioni? Per caso i posti biciclette erano prenotati per una comitiva che sarebbe salita alla fermata successiva? Forse quella persona che ti ha tanto colpito è nota al capotreno per essere una persona che non paga mai il biglietto...
Caro Paolini: hai fatto queste considerazioni?
Forse, tu che non sei trentino, non hai seguito le polemiche sui ritardi dei treni e sui continui calvari dei pendolari per non arrivare in ritardo al lavoro.
Sarebbe stato bello se te ne fossi occupato.
Forse non sai cosa deve fare un lavoratore italiano del settore privato per raggiungere il posto di lavoro. Anche per lui il treno non ha posto, come le fabbriche che chiudono. Per lui ci sono le tasse da pagare che tanti in questo Belpaese non pagano. Tante tasse, tante gabelle per servizi che non riceve.
Forse dovresti passare in quella che una volta era una delle piazze più belle di Trento, piazza Dante, ora luogo di spaccio, di stupri e di ritrovo di malavitosi e facinorosi stranieri. Da quella piazza potresti prendere l'autobus, diciamo il 17, la sera, accompagnato da ubriachi, anarchici con rotwailler senza museruola e bande di albanesi. Per inciso, quell'autobus, tu lo devi prendere perchè ti serve per arrivare vicino al lavoro. Vicino al lavoro e non al lavoro, perchè l'autobus che ferma davanti ai palazzi della provincia non arriva nella zona industriale. D'altra parte non puoi usare la macchina perchè c'è il blocco di auto vecchie come la tua. E se tu, che hai sempre il biglietto, quella sera il biglietto proprio non ce l'hai, il controllore, non ti fa scendere come farebbe con l'extracomunitario ("tanto è inutle") ma ti ferma e ti fa subito la multa.
Allora, caro Paolini, io non so come sia andata con il treno e forse non lo sai nemmeno tu. Ma la prossima volta dai la voce a tutti quegli italiani senza voce, che vorrebbero tanto essere ascoltati. Dai la voce a quegli italiani che sono la vera forza dell'italia ma che non vanno a fare casino nelle piazze, che non occupano abusivamente centri sociali ma che non farebbero sgombrare le scuole come a Genova. Quegli italiani quando si stufano sono quelli che mandano al potere le dittature. I politici con i loro stipendi d'oro se ne fregano... Allora, se puoi, dagli tu la voce...
P.S.: il pubblico della trasmissione sembrava fatto con lo stampino: capelli lunghi, barbe incolte, maglioni, sciarponi. Spero di poter seguire il tuo prossimo spettacolo anche in giacca e cravatta!
sabato 3 gennaio 2009
Caro Paolini...
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2 commenti:
Gentile IGS, cercavo notizie sul caso Paolini/treno e sono capitato su questo blog. Speravo di trovarvi qualche dettaglio in più, invece ho trovato informazioni interessanti su Trento e la sua vita. Ottimo. Ma non prendertela con Paolini, almeno non con queste motivazioni: i posti biciclette non si possono prenotare, e la persona lasciata a piedi dal capotreno il biglietto ce l'aveva... le hai fatte, tu, queste considerazioni?
Giacca e cravatta sono forse belle (de gustibus...), te lo concedo, ma non certo calde; se avessi guardato bene lo spettacolo, avresti notato che (come spesso accade con Paolini, e qui parlo per esperienza) il tutto era ripreso in un posto non certo riscaldato...
Saluti,
dan
Caro Dan, innazitutto grazie di cuore per la tua risposta e per aver letto il mio blog. Le considerazioni che dici le ho fatte: le mie volevano essere provocazioni ad un attore che reputo essere persona intelligente, come dimostra il fatto che ha riconosciuto il suo errore chiedendo scusa per aver dato del cretino al capotreno in prima serata. Nondimeno sono dell'idea che non bisogna mai sostituire al proprio pensiero quello di alcuno per quanto possiamo ammirarlo o trovarlo "in gamba". Voler bene (in senso ampio), rispettare e dare dignità a qualcuno a mio parere richiede coraggio: il coraggio di saper dire "questa volta, secondo me, stai sbagliando".
Nessuno è immune dagli errori, l'importante è farne momenti di crescita.
Grazie ancora e torna presto a leggermi!
Il Grillo Sparlante
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